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In base al Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3282 (in Gazz. uff., 17 maggio, n. 117, e Supplemento), lo Stato viene incontro ai cittadini poveri.

Il gratuito patrocinio è quella particolare forma di assistenza che lo stato offre ai cittadini che non sono in grado di sostenere le spese per un avvocato.
Nel caso di procedimento davanti a qualsiasi giurisdizione civile (che nel nostro riguarda gli eventi di separazione e divorzio) quando cioè l'interessato sia nella necessità di essere difeso o assistito da un avvocatoo da un consulente tecnico.
In particolare è possibile essere difesi da un legale che sarà pagato dallo Stato Italiano.
Anche le spese processuali sono comprese in questa possibilità che è garantita dalla Costituzione.
Hanno diritto al patrocinio gratuito i cittadini italiani anche se: minorenni detenuti, internati, arrestati, custoditi in luoghi di cura.
Gli stranieri, residenti e non, in Italia.
Va detto però che solo un limitato numero di persone ha la possibilità di usufruire di questa opportunità.Per ottenerlo occorre avere un reddito inferiore a 10.628,16€ annui, limite che aumenta in alcuni casi di 1.032,91€ per ogni membro della famiglia di chi fa richiesta.(ad esempio per moglie e un figlio il limite di reddito è 12.693,98). Il reddito è quello netto, cioè la base imponibile IRPEF.
Purtroppo nel caso di separazione o divorzio si considera il solo reddito del richiedente e non anche quello degli altri membri della famiglia; lo prevede il comma 4° dell’art. 76 del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 secondo cui «si tiene conto del solo reddito personale nei procedimenti in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi».

Per essere ammessi al gratuito patrocinio è sufficiente presentare una domanda alla commissione per il patrocinio gratuito, presente in ogni Tribunale italiano.

Fai clic QUI per visualizzare e stampare gratis il modulo.